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– Sai che ho letto un gran bel libro…
– Dai? Quale?
– Tutti gli uomini del re.
– Ah, sì, quello dello scandalo Watergate… grande!
– No, quello è Tutti gli uomini del presidente
– Mmmh, ma non è quello del film con Dustin Hoffman e Robert Redford?
– No, ancora… quello è Tutti gli uomini del presidente. Questo è Tutti gli uomini del re e ci hanno fatto due film.
– Ah, vabbè, allora non lo conosco… una birra?
– Sì, come no.

Non c’è da stupirsi che sia poco conosciuto, magari da rammaricarsi, perchè in Italia questo pezzo pregiato della letteratura americana del 1946, premio Pulitzer nel ’47, fu pubblicato da Bompiani nel 1949 e poi ripubblicato più volte negli anni Sessanta, ma è rimasto nell’anonimato editoriale fino al 2014 quando è uscito in una nuova e accurata traduzione per Feltrinelli con la splendida traduzione di Michele Martino.

Tutti gli uomini del re, 568 pagine per 22 euro, è il romanzo di Robert Penn Warren di maggior successo (tra l’altro lo scrittore americano fu l’unico a vincere il Pulitzer sia per la narrativa che per la poesia), considerato il miglior romanzo politico americano del Novecento. Una storia affascinante, profonda, dalle tinte chiaroscure come le mille sfumature della vita e della politica, capace di offrire tutto il meglio che si possa chiedere ad un’opera: un intreccio ben congegnato con i giusti colpi di scena, personaggi a tutto tondo da amare e odiare, uno stile magistrale, dal sapore classico, che alterna sapientemente dialoghi avvincenti a descrizioni minuziose degli ambienti e degli stati d’animo dei protagonisti; uno spaccato sincero, spietato e appassionato della politica degli anni Trenta che può facilmente essere adattato al contesto attuale, tanta e tale è la sua forza espressiva.

Fin dalle prime righe ci troviamo catapultati a bordo della Cadillac che sfreccia lungo la Highway 58 in direzione nord-est verso Mason City. A bordo ci sono tutti i protagonisti di questa storia ambientata negli anni Trenta in un non meglio specificato stato del Sud degli Stati Uniti: l’io narrante è Jack Burden, giornalista del “Chronicle” di famiglia aristocratica ormai divenuto il braccio destro del Capo, il mitico Willie Talos, un giovane governatore di origini contadine che è riuscito a farsi strada nella giungla politica a colpi di promesse, barbecue e slogan elettorali. Assieme a loro la moglie di Talos, Lucy, e il figlio Tom, giovane promessa del football, ma c’è anche il signor Tiny Duffy, personaggio viscido e ambiguo, e Sugar-Boy, il fedele autista irlandese del governatore che, come al suo solito, sta guidando a tutta velocità lungo le polverose strade di anonimi paesini del sud, imprecando e sputacchiando sul parabrezza ad ogni sorpasso.
Sfrecciando nella campagna, tra casette in legno e baracche, la comitiva arriva a Mason City dove Talos è ormai un idolo del popolo.

Tra virgolette, sotto la foto, c’era scritto:
IL MIO VERBO È IL CUORE DEL POPOLO,
seguito dalla firma: WILLIE TALOS.
Avevo visto quel ritratto in centinaia di altri posti,
dalle bische alle regge.

Possiamo vedere la scintilla che accende gli occhi e lo sguardo di Willie Talos quando è in mezzo alla sua gente, tutti quei volti lunghi e arrossati, dall’aria selvatica, vigile e guardinga come occhi che ti spiano in un bosco. Lui sa come toccare le corde giuste per infiammare questi umili lavoratori, agricoltori, muratori, gente di poche parole con le unghie sporche di terra e il viso segnato dalle intemperie, stanchi e sfiduciati dai soliti politici, bramosi di vedere uno di loro salire al potere per cambiare finalmente le cose. E Willie sa come si deve fare, perchè anche lui viene da quel mondo e quindi conosce perfettamente cosa quella gente si aspetta da lui.

Del resto, per Willie Talos non è stata un’ascesa semplice. Ha saputo entrare in punta di piedi nell’agone politico, sporcandosi a poco a poco le mani e la coscienza, guardando in faccia affaristi e doppiogiochisti, cercando tra mille difficoltà di mantenere fede ai propri valori e alla propria gente, promuovendo giustizia sociale, onestà e rispetto della cosa pubblica, nel nome del bene comune. E Jack Burden è il testimone di questa sua scalata al potere: lo ha conosciuto che era ancora un semplice tesoriere, pieno di ideali e buona volontà, in cerca di finanziamenti per una nuova scuola nella contea di Mason City, poi lo ha accompagnato nella campagna elettorale, dalla sconfitta iniziale contro corrotti e disonesti alla candidatura come fantoccio o capro espiatorio propostagli da una delle due fazioni del Partito Democratico per indebolire la controparte, fino al trionfo, quello vero, quando ce l’ha fatta contro tutto e tutti, grazie alla sua gente.

Era diventato il simbolico portavoce del muto ed encefalitico popolo dei probi.

Due mondi si incrociano e si scontrano. Quello di Willie Talos, cresciuto con i piedi nella merda di vacca, dalla campagna allo scranno di governatore, e quello di Jack Burden, il suo fidato consigliere di buona famiglia, venuto su nella bambagia del lungomare di Burden’s Landing lungo la costa del Golfo del Messico, tra case tinteggiate di bianco, cocktail e partite a tennis, e i suoi due amici Anne e Adam Stanton.

Jack sceglie di correre con Talos, di mescolarsi alla sua gente, di scendere a compromessi e di essere artefice del proprio destino, fino a mettere in discussione le proprie origini altolocate, l’alta borghesia rurale e istruita del sud che nasconde i propri inganni e sotterfugi dietro le tende damascate dei salotti.

Così, mentre percorriamo le tappe della carriera politica di Willie Talos, l’illusione svanisce e togliamo progressivamente il velo dal passato di Jack Burden, mettendo in discussione tutto e tutti, come in una brillante inchiesta giornalistica nella quale il Bene e il Male si confondono e diventano categorie posticce per cercare di dare un senso al corso della storia e alle scelte degli uomini.

La giustizia, i diritti, sono solo un coperchio che mettiamo sopra le cose, ma alcune delle cose lì sotto sono identiche a quelle che rimangono fuori, e non c’è mai stata un’idea di giustizia che messa sopra la gente in generale non provochi un sacco di lagne e proteste perchè sotto quel genere di giustizia la gente non può lavorare, né fare affari, né vivere normalmente come fanno gli esseri umani.

Tutti gli uomini del re è un romanzo incredibile, che merita più di una lettura e che andrebbe consigliato ai ragazzi che si affacciano alla vita adulta, perché affronta in profondità le difficoltà che ogni essere umano vive nel passaggio dall’età dei sogni a quella della realtà. Lo scontro naturale tra le intenzioni e le azioni, tra gli ideali e la politica quotidiana, tra i sentimenti e la ragione. Un libro dal carattere universale, senza tempo, capace di raccontare, oggi come ieri, che tutti gli uomini, qualunque sia la loro estrazione sociale, sono esseri viventi fallibili e imperfetti, capaci di grandi sprazzi di genio e umanità ma anche di meschine crudeltà. Una storia avvincente che ci spiega come per tutti vi sia un legame indissolubile tra le scelte del passato e quelle del presente, e che ognuno di noi deve fare i conti con il proprio fardello (burden) del Tempo.

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